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Cà Pirota S.r.l.




via Croce 6 48018 Faenza RA
Profilo Produttivo
Stoviglieria, Vasellame, Rivestimenti
Tipologie
Decorazione manuale Smalteria nel 1985 Cottoforte (faenza smaltata) nel 1985
Evoluzione giuridica e anagrafica
1922 denominazione: la Nuova Cà Pirota
1933 cessazione dell'attività
1979 denominazione: Le Ceramiche della Cà Pirota
1985 denominazione: Ceramiche della Cà Pirota S.r.l.
Descrizione
Cà Pirota è un antico nome che affonda le sue radici nel XVI secolo, importante bottega di maioliche faentine dove vi lavorò Pirotto di Gaspare di Michele Paterni e figli. In seguito, il marchio “Cà Pirota”, è stato l’identificativo in riferimento a una serie di piatti berettini con decoro a monocromo su fondo blu. Erano riproduzioni di dipinti dei grandi maestri del tempo, soprattutto Raffaello. In molti casi le decorazioni rappresentavano: teste alate, putti, palmette, fioriere, bucrani, grifi, stemmi, cornucopie, delfini affrontati, uccelli in volo, nastri svolazzanti, girali su fondo blu intenso, e di nuovo a festone con foglie appuntite e frutti rotondi che racchiudeva arabeschi lumeggiati in bianco dipinto su fondo berettino.

Il percorso storico della fabbrica Cà Pirota inizia dalle doti artistiche di Giuseppe Fiumi espresse in una piccola bottega di proprietà dei fratelli Minardi. Nel 1922, tornato sul posto di lavoro, in seguito al primo conflitto mondiale e riscontrando la scarsità di lavoro, decise di lavorare in proprio fondando “la Nuova Cà Pirota” con altre due soci: Achille Wildi di Pesaro e Napoleone Grandi. L’azienda, sorta in via Croce 6, era uno spazio ricavato da quelle che precedentemente erano stalle. In quello stesso anno, il fratello Enzo Fiumi, si integrò nella società lasciando l’impiego da dipendente delle Ferrovie dello Stato a causa delle tensioni fasciste. La società ebbe una breve durata, Wildi lasciò Faenza per la scarsità di lavoro e Napoleone Grandi perse la vita. Giuseppe Fiumi, continuò a produrre oggetti di tradizione locale esportando all’estero. Il logo rappresentato da una vecchia casa, simboleggia la tradizione. Ideato dal pittore Malmerendi per un’altra impresa, Fiumi, apprezzando il disegno lo acquistò. Erano i primi anni Venti, in cui i prodotti di Fiumi che riportavano decori dallo stile neoclassico, riscossero un notevole successo. Erano paesaggi e scene mitologiche dai fondi blu.
Nel febbraio del 1929, in occasione dell’esposizione allestita presso la scuola di musica a Faenza, Giuseppe Fiumi presentò una piastrella, che anch’essa, contribuì al suo successo. Era una superficie dipinta che andava a rappresentare due signori anziani che leggevano lettere. Dopo poco si trasferì in una piccola bottega in via Marini. Nel 1930, con la crisi in corso, il fratello di Giuseppe Fiumi, abbandonò la società. Strinse una buona collaborazione con i pittori: Giuseppe Morini e Adimero Ossani. Nel 1933, le preoccupazioni finanziarie s’intensificarono fino a chiudere l’attività, vendette i vari materiali rimasti a Domenico Emiliani. In tempi brevi fu assunto dalla ditta faentina Trerè in qualità di decoratore, luogo in cui espresse il proprio stile, erano imitazioni di pittura pastorali del Settecento-Ottocento.
Nel 1979, sorge l’azienda Cà Pirota, fondata a Faenza (RA) da Fausto Mongardi.
Il nome assegnato alla fabbrica suggeriva l’impostazione che Fiumi aveva voluto dare al suo prodotto, erano piastrelle per rivestimenti decorati a mano che andavano a evocare la vecchia tradizione faentina.


Documentazione Fotografica




Wildi Achille
Ossani Adimero
Fiumi Giuseppe

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